Paihia e Auckland
E si riparte, ancora alle 7 del mattino la sveglia, ancora cielo che sembra azzurro ma poi dopo l'angolo nasconde le nuvole piovose.
Deviamo verso le Haruru falls, ma sono fals-e cioè un saltellino di un paio di metri ben pubblicizzato. Non scendiamo nemmeno dalla macchina, dietro front e via.
Così facciamo in tempo a fermarci a Paihia, ridente località turistica fuori stagione, a goderci una oretta di pace, una colazione tardiva dopo l'ottima cena thai di ieri, vista Bay of islands.
Un barettino a sbalzo sul molo, un po' di sole, uova strapazzate, pane tostato, smooties ai berrys misti, succo d'arancia. Il minimo sindacale.
Due passi ancora nei negozietti dove troviamo un bellissimo kiwi con capanna natalizia in legno fossile di Kauri, addobbo per il nostro futuro albero di natale!
Altra deviazione, altre falls, quelle di Whangarei. E queste si che sono degne di nome cascata, 26 m di salto dalla lava basaltica. Forse non sono comunque quelle trentine, ma almeno ripagano i 10 minuti di sosta per fare due foto.
E ancora noiosa strada di verde e pecore, le poche capre, cavalli mucche e paesini bruttini, sotto la pioggia che ci raggiunge e ci sorpassa prima di Auckland.
Arriviamo un po' stanchi e di corsa, scopriamo di esserci persi il varo di Luna Rossa e allora corriamo giù al porto, ma tutto è chiuso e blindato. ci godiamo la città vista dal porto, l'ago della sky tower che punge il cielo.
Torniamo alla camera d'albergo, stavolta con buona vista sulla chiesetta (che qui dicono magnifica, sigh) e sui palazzoni vetrati.
Poi l'appuntamento che aspettavo, un disegno da fare sulla pelle, un ricordo indelebile di un momento e un anno davvero speciali. Parlo con tatuatore, il primo disegno è un po' grande, ne fanno un secondo ascoltando il mio pezzo di vita.
C'è la Manaia, lo spirito guida di chi mi guarda dall'alto, ci sono due Koru, due germogli di felce arrotolati che sono due vite insieme, le nostre, e nuovo inizio. C'è la testa di squalo martello, forza e determinazione, e le scaglie di pesce che sono Oceano, viaggio della vita e viaggio nel mondo. C'è la saggezza maori e il ricordo di un momento speciale della mia vita.


Stringo un po' i denti e spiaccico una mano a davide, poi mi rilasso e alla fine mi godo il mio tatto, disegnato direttamente per me, sulla mia pelle.
Ritorniamo in hotel, il tempo di cambiarsi e siamo in ritardo per la cena, qui tutto chiude presto.
E' l'ultima sera in Nuova Zelanda, dopo circa 3000 Km, qualche migliaio di pecore, un centinaio di macchine e di persone, domani ne avremo già nostalgia partendo verso l'Australia.