Wellington

23.10.2012 22:33

Lasciamo presto Kaikoura e ci lasciamo un pezzo di cuore, proprio li, nel sole che si riflette nell'oceano, insieme alle briciole di pane tostato della colazione abbondante. La strada corre su morbida abbracciando ad ogni curva un pezzettino di oceano che frange sulla costa, sempre verde di prato appena rosicchiato dalle pecore. Incontriamo meno di una macchina ogni cento km, incontriamo mucche di diversa pezzatura e pecore placide un po' infreddolite. La temperatura è più bassa del previsto, stiamo usando ancora il primo quarto di valigia, quello caldo. Arriviamo con anticipo al traghetto di Picton, direzione isola del nord.

Così come la strada anche il canale tra le due isole è morbido e verdeggiante, la nave prosegue comoda sull'onda lunga, qualche delfinetto ci prende la scia, piano l'orizzonte si apre verso l'oceano.

Attracchiamo a Wellington e non ci piace. Il porto cementeo, e il traffico, la sopraelevata della autostrada urbana. Poi arriviamo in hotel, salutiamo e usciamo sotto il sole ma sferzati da un vento gelido. Passiamo un ponte pedonale e una piazza visionaria e modernissima.  Ci inoltriamo pigramente nel museo Tei Papa (piccolino per i nostri standard di musei stracolmi di cose), e poi fuori tra le vie del centro, se così si può dire. Palazzi cubici e vitrei, cemento, qualche casa retrò decandente, misto di insegne e di razze, burger king nel palazzo della banca neozelandese, falsi gadget neozelandesi di fattura cinese e negozio ufficialissimo all blaks.

 

Passiamo in hotel per aggiungere uno strato di lana, e poi a cena da Scopa. ristorante italiano veneziano, ottima pizza per davide, ottima pasta per me.